BENZODIAZEPINE | SIGLA: BZO

Le benzodiazepine sono una classe ampiamente prescritta di farmaci depressivi del sistema nervoso centrale; la prima benzodiazepina, il clordiazepossido, è stata scoperta casualmente da Leo Sternbach nel 1955, e reso disponibile nel 1960 da Hoffmann-La Roche, che ha anche successivamente avviato la commercializzazione del diazepam (Valium) dal 1963. A partire dagli anni sessanta e settanta le benzodiazepine hanno iniziato ad essere largamente prescritte clinicamente.

Le benzodiazepine aumentano l’effetto del neurotrasmettitore GABA (acido gamma-aminobutirrico), innalzando le sue proprietà sedative, ipnotiche, ansiolitiche, anticonvulsive, anestetiche e miorilassanti: queste caratteristiche rendono oggi utili le benzodiazepine nei trattamenti di breve durata per stati gravi di ansia, insonnia, agitazione, convulsioni, spasmi muscolari, astinenza da alcol e come premedicazione per le procedure mediche o dentistiche. Le benzodiazepine sono classificate a seconda della durata d’azione: quelle ad azione breve e intermedia sono preferite per il trattamento dell’insonnia; quelle ad azione prolungata sono raccomandate per il trattamento dell’ansia.  Le benzodiazepine hanno sostituito in buona parte l’uso dei barbiturici, vista la loro minore quantità di effetti collaterali. Esse, infatti, sono solitamente sicure ed efficaci nei trattamenti a breve termine, anche se talvolta può verificarsi un deterioramento cognitivo e effetti comportamentali paradossi, come eccessiva aggressività o disinibizione. Una minoranza di persone può incorrere in peggioramenti dell’agitazione o del panico. L’utilizzo a lungo termine è controverso a causa delle preoccupazioni circa gli effetti collaterali psicologici e fisici, la diminuzione dell’efficacia, l’elevata dipendenza fisica e l’astinenza.  Vi è infatti la possibilità di sviluppare tolleranza ai loro effetti e vi è anche il rischio di dipendenza e, a seguito di una brusca interruzione, può verificarsi una sindrome da astinenza. Questi fattori, combinati con altri possibili effetti secondari possono comportare, dopo un uso prolungato, effetti psicomotori, cognitivi o deficit di memoria.

Il clordiazepossido è la benzodiazepina più comunemente usata per la disintossicazione da alcol, ma anche il diazepam può essere utilizzato in alternativa. Entrambi sono utilizzati nella disintossicazione di individui comunque fortemente motivati ​​a smettere di bere e vengono prescritte per un breve periodo di tempo al fine di ridurre i rischi di incorrere nella tolleranza e dipendenza al farmaco stesso. Le benzodiazepine, associate ad un metodo a più lunga durata, sono in grado di rendere la disintossicazione più tollerabile e meno frequente il presentarsi di una pericolosa (e potenzialmente letale) sindrome da astinenza alcol. D’altra parte, la breve durata dell’azione delle benzodiazepine può portare a sviluppare una recidiva delle crisi e quindi non sono raccomandate per la disintossicazione in ambiente ambulatoriale.

Le benzodiazepine sono considerate tra le principali sostanze d’abuso anche se quasi esclusivamente da parte di chi già fa uso di altre droghe L’abuso di benzodiazepine varia da occasionali assunzioni a grandi dosi ad un utilizzo cronico e compulsivo a dosi elevate. Le benzodiazepine sono usate sia a scopo ricreativo sia da tossicodipendenti problematici. La mortalità è più elevata tra chi abusa di più sostanze, compreso l’alcol.

Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata nell’articolo “Development of a rational scale to assess the harm of drugs of potential misuse” (Lancet 2007; 369: 1047–53), le benzodiazepine occupano il settimo posto.

Gli effetti collaterali più comuni delle benzodiazepine sono legati ai loro effetti sedativi e all’azione miorilassante: tra i vari effetti si possono includere sonnolenza, vertigini e una diminuzione della vigilanza e della concentrazione. Inoltre, può esserci una compromissione delle capacità di guida e una maggiore probabilità di incidenti stradali.

Dosi acute/elevate di benzodiazepine possono causare sonnolenza, vertigini, rilassamento muscolare, letargia, coma e, in ultimo, la morte. L’interruzione brusca dell’assunzione può, al contrario, causare problemi del sonno, disordine gastrointestinale, malessere generico, perdita di appetito, ansia, sudorazione, debolezza, tremore, alterazione della percezione.