CANNABINOIDI | SIGLA: THC

Il delta-9-tetraidrocannabinolo (detto comunemente THC, delta-9-THC o tetraidrocannabinolo) è uno dei maggiori e più noti principi attivi della cannabis; trattasi di una sostanza psicotropa prodotta dalle infiorescenze della pianta e può essere assunto attraverso ingestione, inalazione o, più comunemente, attraverso il fumo. Può indurre dipendenza fisica e psicologica e pertanto rientra tra le sostanze a rischio di abuso; si ritiene che la componente psicologica sia predominante rispetto a quella fisica ma è stato dimostrato che l’utilizzo continuato comporta tolleranza verso diversi effetti, tra cui quelli relativi alla frequenza cardiaca e alla pressione arteriosa.

Se fumato o assunto oralmente, il THC stimola il sistema nervoso centrale alterando la percezione della realtà e producendo effetti simili all’euforia; essendo pertanto una droga dispercettiva, gli effetti generati dalla sua assunzione possono essere molteplici: sensazione di benessere, ilarità, maggiore coinvolgimento nelle attività ricreative, alterazione della percezione del tempo e assenza di atti aggressivi o reazioni violente, alterazioni della sfera cognitiva e psicomotoria, incremento dell’appetito soprattutto verso i cibi ad elevato contenuto di zuccheri. La generale intensificazione delle sensazioni e delle emozioni può comprendere anche quelle legate a situazioni o pensieri spiacevoli, normalmente tollerabili o inconsci e può determinare, in questi casi, stati fortemente ansiosi, atteggiamenti e pensieri paranoici, limitatamente alla durata dello stato di intossicazione.

Il THC provoca dipendenza massimamente di tipo psicologico: nei fumatori cronici di marijuana, la mancata assunzione della sostanza può provocare differenti sintomi nelle 24-48 ore successive all’interruzione del consumo e tra essi si possono ricordare: irritabilità, ansietà, nervosismo, anoressia, tremori, difficoltà ad addormentarsi ed aggressività. La prevalenza dei sintomi da astinenza nei consumatori cronici di Cannabis è del 16-29%, mentre il rischio di sviluppare dipendenza negli utilizzatori saltuari è di circa il 10%.

Fino ad oggi, non vi è mai stata una fatalità umana documentata da overdose di tetraidrocannabinolo: la valutazione della pericolosità del THC nei confronti dell’uomo è oggetto di dispute non solo scientifiche, ma anche politiche e ideologiche. Al di là delle accese discussioni e controversie sociali e politiche sull’uso della canapa come stupefacente, va considerato che essa è stata per migliaia di anni un’importante pianta medicinale, fino all’arrivo del proibizionismo e che sono ormai noti ed acclarati differenti utilizzi terapeutici della sostanza, tra i quali si possono ricordare: riduzione di nausea e vomito in pazienti sottoposti a chemioterapia, stimolazione dell’appetito in individui affetti da AIDS, trattamento aggiuntivo della spasticità da moderata a grave in pazienti adulti affetti da sclerosi multipla; altri impieghi terapeutici attualmente in corso di studio coinvolgono l’utilizzo del THC per: analgesia, malattie autoimmuni e patologie infiammatorie croniche, artrite reumatoide, epilessia, glaucoma, asma bronchiale, allergie di varia natura, malattie neurodegenerative.

Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata nell’articolo “Development of a rational scale to assess the harm of drugs of potential misuse” (Lancet 2007; 369: 1047–53), i cannabinoidi occupano l’undicesimo posto.