METILFENIDATO | SIGLA: MPD

Il metilfenidato è un farmaco con azione stimolante sul sistema nervoso centrale, appartenente alla classe degli psicostimolanti che presenta una struttura simile a quella delle amfetamine, sia dal punto di vista dell’osservazione clinica, sia dal punto della struttura chimica, dato che le due molecole hanno un’analogia strutturale parziale, nonostante gli effetti e la potenza del farmaco siano inferiori rispetto al gruppo delle amfetamine, anche per via del diverso meccanismo d’azione di queste ultime.

Il metilfenidato è stato brevettato nel 1954 ed inizialmente immesso in commercio per il trattamento di depressione, sindrome da affaticamento cronico e narcolessia. Oggi, con i nomi commerciali di Ritalin e Concerta tra gli altri, è utilizzato nel trattamento del disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD, acronimo inglese per Attention Deficit Hyperactivity Disorder) nei pazienti pediatrici ed adolescenti dai 6 ai 18 anni, come parte di un programma di trattamento multimodale che comprenda anche interventi sociali, psicologici e comportamentali. Diversi sono inoltre gli utilizzi off-label del farmaco: per il trattamento della sintomatologia da postumi di trauma cranico, nel trattamento dell’insonnia primaria o secondaria, nella terapia di disassuefazione da abuso/dipendenza da forti stimolanti del sistema nervoso centrale quali cocaina o metamfetamina, come adiuvante nella terapia del dolore e nelle cure palliative.

Il farmaco agisce come un debole stimolante del sistema nervoso centrale con effetti più accentuati sulle attività mentali che non su quelle motorie. Il metilfenidato ha anche un effetto calmante, e riduce il comportamento impulsivo nei bambini affetti da ADHD. Azioni simili sono state dimostrate anche negli adulti. Il preciso meccanismo d’azione non è stato ancora chiarito, anche se appare diverso da quello delle anfetamine. Gli effetti collaterali più frequenti associati all’uso di metilfenidato, comuni a tutti gli psicostimolanti, comprendono diminuzione dell’appetito, insonnia e forte dolore localizzato allo stomaco. In quanto appartenente alla classe degli psicostimolanti, il metilfenidato può indurre ansia, irritabilità, alterazioni del tono dell’umore, appiattimento affettivo (assenza o riduzione delle risposte emozionali). Si tratta in genere di effetti collaterali di modesta entità e facilmente gestibili. In caso di sovradosaggio di metilfenidato i sintomi includono vomito, stato d’agitazione, tremori, eccessiva vivacità dei riflessi, contrazioni muscolari, convulsioni (a volte seguite da coma), stati euforici, confusione, allucinazioni, delirio, sudorazione, vampate di calore, cefalea, tachicardia, palpitazioni, aritmie cardiache.

Negli Stati Uniti il metilfenidato è classificato come sostanza controllata in tabella II, insieme ad altre molecole di riconosciuta attività medica ma caratterizzate da elevato potenziale d’abuso. Per le convenzioni internazionali è inserito in tabella II dalla Convention on Psychotropic Substances. Sono stati segnalati casi di abuso tra ragazzi ed adolescenti che frantumavano le pastiglie per assumerle per via nasale, con un effetto paragonabile all’assunzione di cocaina, anche se inferiori. Alcuni studenti abusano di Ritalin con lo scopo di aumentare le proprie prestazioni scolastiche, prima di esami e lavori particolari. Sono stati inoltre riportati casi di utilizzo del metilfenidato per combattere i sintomi negativi del consumo di alcool: le conseguenze di questa assunzione concomitante sono potenzialmente gravi.

Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata nell’articolo “Development of a rational scale to assess the harm of drugs of potential misuse” (Lancet 2007; 369: 1047–53), il metilfenidato occupa il quindicesimo posto.